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IL DOCUMENTARIO

"Un giorno qualunque" č quello che rimane di un'esperienza.

Siamo tornati dalla Polonia e abbiamo lasciato passare del tempo. Il girato ci e' sembrato significativo e lo abbiamo lasciato riposare.
Un po' come i nostri pensieri.
Erano passati ormai quasi due anni dalla ricerca teatrale e avevamo portato in scena "Granelli di sabbia" quattro volte.

Nel frattempo eravamo entrati in ottimi rapporti con l'A.N.E.D.- Associazione Nazionale Ex Deportati politici, che ci ha dato un prezioso aiuto e ci ha fatto conoscere persone straordinarie, tra le quali Nedo Fiano, Vittoria Gargantini, Teo Ducci, sopravvissuti ad Auschwitz e all'inferno che hanno sofferto: i testimoni di "Un giorno qualunque".

Nedo Fiano, nato il 22 aprile 1925, arrestato nel febbraio 1944 e, dopo un mese e mezzo di carcere, deportato insieme alla sua famiglia ad Auschwitz. Undici persone in totale. Unico superstite.

Vittoria Gargantini, saldatrice alla Breda di Sesto San Giovanni, deportata, dopo uno sciopero fra l'1 e l'8 marzo, ad Auschwitz a 24 anni appena compiuti.

Teo Ducci, nato il 12 agosto 1913 a Budapest, arrestato il 10 febbraio 1944 in seguito alle Leggi Razziali. Deportato ad Auschwitz insieme alla sua famiglia, non ha piu' visto nessuno di loro.

Nell' agosto del 2000 i tempi erano ormai maturi e abbiamo cominciato il montaggio.
E' stato un mese intenso.
La volontą di affidare molto alle parole dei testimoni ha portato ad una scelta "scomoda": il tipo di montaggio utilizzato fuoriesce dalle regole comuni, resta "grezzo", privo di gradevoli accorgimenti, e per questo sincero.
La peculiaritą di "Un giorno qualunque" risiede proprio nel rispetto di questa dimensione interiore, nel porre l'accento sul racconto intimo e personale di ciascun testimone, descrivendo la vita quotidiana di tre prigionieri di Auschwitz, due uomini e una donna, che rievocano la loro identitą prima della deportazione, il viaggio verso il campo di sterminio, l'arrivo ad Auschwitz e la selezione, la vita nel campo, gli esperimenti del Dottor Mengele e la sera nelle baracche.

Siamo soddisfatti.





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Il mondo che parla della deportazione