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VERSO AUSCHWITZ
Siamo partiti per la Polonia il 6 maggio 2000.
Il viaggio e' stato strano, sapevamo che la meta avrebbe
comportato molte riflessioni, molti pensieri, e non
ne abbiamo parlato.
Siamo arrivati a Varsavia alle 16:10 e siamo entrati
in un bar. Abbiamo osservato un libro fotografico che
l'A.N.E.D. ci aveva fornito.
Le immagini erano impressionanti, mostravano i crimini
peggiori di cui le SS si erano macchiate. E' stato difficile
immaginare e indagare le motivazioni possibili alla
base di quelle foto, di quegli sguardi, di quel silenzio.
Non esiste giustificazione accettabile.
Siamo partiti per Cracovia alle 22:40, senza chiederci
altro. Era abbastanza per quel giorno, le risposte non
erano sufficienti.
Ed era ormai notte.
Il giorno dopo, alle 8:30 eravamo ad Oswjecim, nome
polacco di un campo di sterminio piu' noto nel suo nome
tedesco: Auschwitz.
Abbiamo attraversato quel famigerato cancello dopo mezz'ora
di riprese e di riflessioni sulla terra, sui sassi,
sul filo spinato. Non saprei dire se stessimo lavorando
o piu' semplicamente vivendo quel momento, di certo
quanto abbiamo letto sopra l'ingresso ci ha fatto riflettere:
"Arbeit macht frei"
Poi, insieme agli altri turisti, siamo entrati.
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